martedì 20 giugno 2017

DA LODI A SCANNO(AQ.):ALLA SCOPERTA DEL CACIOCAVALLO IN BARRIQUE...

Dalla Lombardia all'Abruzzo il viaggio non è poi tanto lungo ma non si può definire un tiro di schioppo: per intraprenderlo ne deve valere la pena.Sapendo cosa cercare, e con amici giusti, per condividere fatica ed esperienza, può essere una buona idea.Così è stato per noi : come una parentesi rilassante,curiosa e decisamente istruttiva. Per chi volesse imitarci va detto che prima di tutto occorre “le physique du role”: il nostro è quello di gente che ama le cose belle,che avendo parafrasato il modo di dire”parla come mangi”in “pensa come mangi”,cerca le cose più buone per rifornire un pensare sofisticato, spigolando prelibatezze nascoste nelle pieghe di una quotidianità distratta.
Seicentotrentotto Km. inframmezzati da una una sosta per rifocillarsi a Montemarciano Marina(AN)-via Lungomare-al Ristorante  il BERTOLDO.


Il locale si trova praticamente sulla spiaggia: si mangia bene pagando il giusto cullati dal chiacchiericcio delle onde e dal profumo del mare. 
Arriviamo a Scanno dopo aver superato la splendida Riserva Naturale delle Gole del Sagittario ed il lago di Scanno che da soli potrebbero meritare una viaggio. 
Troviamo una piccola città dell'Abruzzo
che rappresenta una sintesi di tutte le qualità della regione: graziosa, ben tenuta,in un mix di contenuti imperniati sul rispetto della tradizione,sull'innovazione intelligente e laboriosa,capace di spaziare dalle antiche botteghe orafe fino al Turismo sciistico residenziale più avanzato.



Girando per le stradine di Scanno,si ammirano scorci straordinari, alcuni dei quali hanno ispirato diversi grandi fotografi di fama mondiale,di portali,archi e loggiati che impreziosiscono i più bei palazzi del centro storico.





Poi fuori paese,salendo ancora un po' ,fino a 1300 metri, approdiamo in località Le Prata,in una valle,attraversata dal fiume Tasso che la spalanca a libro,verde ,dolce ed accogliente,e che sembra fatta apposta per accogliere l'Agriturismo Valle Scannese e l'annessa Azienda Casearia di Gregorio Rotolo.

Un personaggio indescrivibile che sembra uscire da un racconto virgiliano, bucolico-georgico,barbuto, bonario,austero e fiero.Lo guardi e capisci subito perché i suoi formaggi sono unici,perché in certi ristoranti di New York offrono il suo Caciocavallo con il rispetto ed il prezzo riservato ad una scheggia lunare:icona di un miracolo che continua ad accadere,incurante della tirannia tecnologica ,che anzi irride e beffeggia con una sorta di nobile indifferenza.
Perchè Gregorio


non è estraneo alla tecnologia non la ignora, ne è semplicemente indifferente: semplicemente, perchè le sue Vacche pezzate rosse e le sue pecore ,che calpestano i prati della valle fino ad oltre 2000m. e gli forniscono la materia prima,non ne hanno bisogno,non sanno che farsene:sono forti,tenaci,felici perché la quota di latte che non danno a Rotolo la usano come carburante del loro vagabondaggio finalizzato a procurarsi il meglio delle erbe di montagna da riversare poi nel prodotto finale, improntandolo di una ricchezza di colore, profumi ed aromi decisamente unici.Le pezzate di cui sto parlando producono circa 15 litri die contro i circa 30 delle frisone di pianura : un concentrato di sostanze selezionate dall'istinto degli animali in questione, perfezionato in tempi secolari dalla sapienza della natura.

Avendo ormai parlato dello Stadio(Valle Scannese) e dell'allenatore(Rotolo)conviene dare un'occhiata alla squadra ed

al suo Capitano: il CACIOCAVALLO IN BARRIQUE . E’ un formaggio a pasta filata, prodotto con latte biologico di mucca crudo, quindi senza l’aggiunta di fermenti vivi. Viene stagionato,inizialmente, al naturale per sei mesi, dopodiché l’affinamento si completa all’interno di Barrique di Rovere, dove viene lasciato “invecchiare”per un anno, ricoperto di crusca, che gli assicura la giusta umidità,ed un gusto intenso impresso dall'aroma del vino residuo rilasciato dal legno della botte.



Con un risultato decisamente originale ed insolito: un prodotto per palati aristocratici,miei carissimi inappetenti!
Un succulento formaggio,si,tanto ricco da riuscire a nobilitare qualsiasi scelta: dagli aperitivi ,agli antipasti, fino a fine pasto con una goccia di miele o ,ancora meglio,da solo,con un bicchiere di Montepulciano d'Abruzzo o di Cerasuolo,entrambi dell'Azienda Cataldi Madonna che vinifica non molto lontano.
Dopo di Lui Lui occorre citare il Regista della squadra in questione:

il TRE LATTI: Si tratta, caso più unico che raro,di un prodotto della caseificazione di latte di mucca, pecora e capra. La stagionatura è lunghissima, per precisa scelta di Gregorio. Il risultato è un prodotto morbido in bocca, eppure sapido, ricco di numerosissime nuances di sapore e profumo.

Senza dimenticare gli altri Giocatori:Pecorino in tutto le declinazioni(da pasto,a scorza nera,stagionato),Ricotta a scorza nera,Gregoriano ecc.ecc. in una sequenza di campioni di prima grandezza,elementi di un gruppo ostinato e perfezionista,che gioca al meglio per chi rispetta ed ama la Natura.





Mentre sto scrivendo mi abbaglia un flash,un pensiero fulminante:mi rappresenta le vostre facce di scettici di professione,che vestono la propria vita solo di cose pratiche,comode ed a portata di mano,troppo pigri per pensare e perseguire cose diverse e lontane dalla routine della quotidianità,e proprio per questo sempre pronti a svilire con una” critica pret a porter” tutto quello che si pone fuori dal loro angolo di visuale ed è estraneo al bolo del loro cervello sedentario e divanizzato.


Allora rimedio subito collocando quanto detto all'interno di un contesto,poichè nulla pouò essere attestato come vero se non è sistemato all'interno di una cornice coerente.Ed eccovi serviti:ho già riferito della regione,della città di Scanno dell'Azienda e del suo simbolo vivente.Non mi resta che parlare della gestione della nostra quotidianità durante il soggiorno:colazione ricca ed abbondante con pane, latte(delle rosse di cui sopra), biscotti e torte sfornati ,da Maria Rosaria, sotto i nostri occhi;





subito dopo colazione,come visibile in foto,sotto la guida di una biologa-botanica e di una biologa nutrizionista,ci dedichiamo ad una istruttiva passeggiata nei prati della Valle del Tasso alla ricerca e alla riscoperta delle “piante selvatiche alimentari” per individuare il significato dei colori ,la ricchezza di micronutrienti nei vegetali spontanei, ed il loro ruolo nell'alimentazione;




a pranzo degustazione di piatti cucinati con le erbe raccolte;

Per concludere a sera,dopo cena,con un mini corso su:pane a lievitazione naturale ed altri prodotti fermentati.

Dimenticavo di citare,nel frattempo,e chiedo scusa a questi meravigliosi animali, un bel numero di splendidi pastori abruzzesi,circa 100, che garantiscono i greggi in libertà dai possibili assalti dei lupi,circondandoli della loro vigile attenzione: entrambi,lupi e cani, parte integrante di un progetto di naturalità che prevede una interazione profonda e completa tra i vari componenti della fauna per l'equilibrio globale dell'ambiente(Gregorio ha bandito recinti e mezzi di contenzione)nell'ambito della peculiare mission di ciascun componente.Ma ormai è tempo di tornare e ci domandiamo come riuscire,facendo come se nulla fosse,a cancellare nella routine della storia di vita quotidiana il ricamo di questi giorni.
Imprevedibilmente Maria Rosaria ci da una mano,regalando ad ogni coppia,un bel pezzo del lievito madre(con tutte le istruzioni per l'uso e la conservazione) ,di quello con il quale aveva preparato il pane squisito del nostro soggiorno a Scanno,come un amuleto rassicurante ed un augurio di buon viaggio.
Lo accettiamo proponendoci di insaporire con una fetta di naturalità le future giornate “lombarde” , magari sofisticate ma,di certo,meno genuine.

P.S. Mi fa obbligo ringraziare di cuore,anche a nome dei miei amici, per la loro non comune disponibilità e competenza, le D.sse: Mirella Di Cecco, biologa- botanica,ed Angela Gasbarro,biologa-nutrizionista per le loro affascinanti lezioni.Per ultimo,ma non per ultima,siamo grati alla signora Maria Rosaria per tutte le squisite golosità che ci ha regalato durante il nostro soggiorno


domenica 20 novembre 2016

SE NON VUOI ANDARE A FIRENZE PERCHÉ  'NON PUOI VEDERE RENZI',
PROVA A FARE UN GIRO A LUCCA(come ho fatto Io)E NON TE NE PENTIRAI..

Io ci ho provato.
Anche D'Annunzio,qualche anno fa e prima di me.
La città lo colpì a tal punto da ispirargli una poesia :
LuccaTu vedi lunge gli uliveti grigi
che vaporano il viso ai poggi, o Serchio,
e la città dall’arborato cerchio,ove dorme la donna del Guinigi...."


La città e l'arborato cerchio delle sue Mura.Mura che sorprendono e che accolgono, piuttosto che respingere,e che,a dispetto di chi le ha costruite offrono ospitalità gentile e discreta al passeggero di turno,attizzandogli l'interesse verso tutto quello che racchiudono. E sulle quali i turisti e gli abitanti passeggiano,pattinano,vanno in bicicletta o si innamorano: della città o di una donna.Un antipasto ,prima di entrare nel cuore intimo della città, o un dessert per addolcire il ricordo prima di uscirne.












Quattro Km.e 232 metri ed un tempo infinito per costruirle e consolidarle a simbolo e difesa della cittadina.Datano dal 189 a.C.,sono state ampliate in epoca medievale , e completate,come appaiono oggi, nel periodo rinascimentale,per inglobare nel tempo i nuclei abitativi rurali che man mano si erano formati fuori dalle mura.Fino alla prima metà del 1800,quando finalmente furono convertite ad uso civile da Maria Luisa di Borbone.In tal modo le postazioni di cannoni ,soldati ,sentinelle ed armi,casermette e torrioni si trasformarono in luoghi di svago e di relax.Da luogo di chiusura e  di difesa divennero occasione di ospitalità,agevolata da comodi scivoli e dalle sei ampie  porte di accesso.



Io sono entrato da porta Sant'Anna,voi potete sceglierne altre,a seconda del vostro santo di riferimento.Ma se siete laici potrete scegliere porta Elisa.Però a Lucca non è un vantaggio esserlo: per vedere le cose più belle dovete per forza venire a patti con le fondamenta religiose della città.

Appena parcheggiata la macchina mi inoltro senza una meta precisa nel dedalo di stradine e vicoli che segmentano l'abitato,tra spazi di luce angusti,palazzi importanti,dalle facciate raffinate ed eleganti,angoli e spazi di vita che risuonano della musicalità dell'accento toscano o delle più svariate cadenze,echi di posti lontani e sconosciuti.


A passeggio in un museo all'aperto ma  senza subire la staticità fissa ed organizzata delle opere d'arte in esposizione.Cammino accompagnato dalla vitalità  ed attualità del bello che vedo.davanti intorno e sopra di me e,che, all' improvviso,si apre inaspettatamente  spalancandomi davanti uno spazio più grande,una piazza che credo abbia poche eguali nel mondo con al centro un grandioso capolavoro che non ha tempo ed epoca,che dispiega tracce di romanico e gotico ma che nel complesso risulta un puzzle  che definisce un modello inimitabile:luminoso ricco,prezioso: SAN MICHELE IN FORO.Le origini risalgono al 795,fu riedificato da Papa Alessandro II nell'XI secolo.Una facciata che è un trionfo di marmo colonne capitelli logge ed archi che disegnano l'armonia di un pizzo di rara bellezza,leggero quasi irreale,di una concretezza magica che sembra quasi sfuggire alle regole tridimensionali:un quadro incorniciato da una piazza bella ed ammiccante come poche altre:




Mi stacco con fatica dalla piazza e punto verso il Duomo la Cattedrale dove spero di vedere  quella donna che aveva colpito D'Annunzio.Ci arrivo dopo una sosta a San Frediano




Sul frontale in pietra levigata spicca un grandioso mosaico che rappresenta l'ascensione di Cristo al cielo,in mezzo agli angeli ed alla presenza degli apostolo posti ai lati della Madonna,la cui immagine è stata sostituita successivamente dalla Monofora centrale,costruita in seguito.Bella anche la piazza prospiciente la Basilica e notevole l'interno in cui ,tra le cose di pregio spicca una scultura molto significativa del romanico lucchese:                                                                                                                                       

il fonte battesimale:
 

Finalmente la Cattedrale,il Duomo di San Martino







L'interno:





Incantevole gioco di spazi






Ed ecco IL VOLTO SANTO,una delle più importanti reliquie della cristianità. Un Crocefisso alto due metri e 45 cm. Scolpito in legno di Cedro del Libano da Nicodemo,discepolo di Gesù, con





















l'aiuto degli Angeli per la difficoltà dell'impresa di imprimere su legno la Sacra Immagine.Il Suo racconto,affascinante viene narrato in tre antichi manoscritti conservati nell'Archivio di Stato e nel Museo dell'Opera del Duomo.Magari sarà oggetto di un mio prossimo capitolo.



Ma è il momento di salutare la padrona di casa,la Signora di Lucca,Ilaria Del Carretto, moglie del Signore di Lucca Paolo Guinigi, morta di parto a 26  anni,scolpita magistralmente nel  marmo dall'immenso Jacopo della Quercia.Una indimenticabile immagine lirica di bellezza,ammirata e recitata da grandissimi interpreti dell'estetica e della poesia,oltreché dai viaggiatori più sensibili al fascino dell'arte.Tra i versi di grandi poeti ,che l'hanno cantata e ammirata, come Quasimodo,D'Annunzio, Pasolini ed altri ancora,ho scelto quelli di Quest'ultimo per ragioni di cuore: la condivisione,con la protagonista, di un tragico,prematuro, destino. E per ovvi motivi di consapevolezza dei miei limiti,evito il confronto e non aggiungo niente per lasciarvi alle parole dello sfortunato poeta:




Vegliata per l'eternità dal fedele guardiano accucciato ai suoi piedi





…  e Ilaria, solo Ilaria…
                                         "E’ assente dal suo gesto Bonifacio,
                                          dal reggere la fionda nella grossa
                                          mano di Davide, e Ilaria, solo Ilaria…
                                          Dentro nel claustrale transetto
                                          come dentro un acquario, son di marmo
                                          rassegnato le palpebre, il petto
dove giunge le mani in una calma
lontananza. Lì c’è l’aurora
e la sera italiana, la sua grama
nascita, la sua morte incolore.
Sonno, i secoli vuoti: nessuno
scalpello potrà scalzare la mole
                                      tenue di queste palpebre.
                                      Jacopo con Ilaria scolpì l’Italia
                                      perduta nella morte, quando
                                      la sua età fu più pura e necessaria."
       
 Pier Paolo Pasolini da "Appennino"

Un grandioso fermo immagine dell'istante della morte e anzi,di più:nella testa del cagnolino rivolto alla padrona,c'è tutto lo stupore  e la meraviglia per l'ultimo istante della vita che la morte sigilla in eterno. Non trovo alcuna idea di dramma o di rimpianto.Il marmo  trasuda, probabilmente, l'idea della solitudine,di un passaggio che si deve affrontare e subire da soli,nella totale ,definitiva ed esclusivamente  personale rinuncia all'esistenza,in un sonno senza tempo.Ma c'è di più: questa Ilaria,ti spinge oltre, perchè Le manca,secondo me, il sudario del passo definitivo,di una strada senza ritorno; sembra addormentata, quasi per magia, come la principessa di una favola, in attesa del bacio di un  principe capace di risvegliarla.


E, forse, il suo fascino sta proprio in questo,tanto forte da indurci a pensare alla morte come ad una separazione provvisoria ,fino a  trasfigurarla come un lungo sonno, vegliato per l’eternità da un cagnolino ignaro e fedele,inconsapevole ed indifferente al peso dell'eternità, rispetto agli affetti più cari di un cuore puro e sincero ed una fedeltà incapace di arrendersi perfino all'impossibile.Ma a Lucca non è facile distinguere passato e presente.Camminando per le sue strade passi dall'uno all'altro senza accorgertene,l'uno è l'altro sono così compenetrati che se non guardi al di la delle Mura diventa difficile percepire il momento della Tua attualità,con il rischio di perdere le coordinate del tempo.Per fortuna ti soccorrono le necessità esistenziali,come la stanchezza e la fame ,dalle quali discendono l'obbligo di una pausa di riposo e la ricerca di un buon pranzo ristoratore.

Con questo obiettivo,su indicazione di conoscenze affidabili,ho scelto: 

  in primo luogo di mangiare all' ISOLA CHE NON CERA  in Via Degli Angeli 7 . Il titolare del ristorante è gentile simpatico e capace.Conduzione famigliare,organizzati ed efficienti nel consigliare e nel servizio al tavolo. Servono prodotti del territorio, piatti curati ricchi di sapori. Ottimo menù, dai salumi alla pasta,ai piatti di carne, ai funghi trifolati ecc.ecc.... e per terminare in bellezza torte fatte in casa. Ottima la carta dei vini.Il tutto servito con un corretto rapporto qualità/prezzo.
E poi,prima di partire,di concludere con una passeggiata fino all'Antico caffè delle Mura.Un locale ,aperto fin dal 1840, ed a tutt'oggi  meta abituale dei cittadini di Lucca e dei  turisti che chiudono qui, tra Porta San Pietro ed il Baluardo San Paolino,il loro giro in città,sperando che l'aroma di caffè affievolisca l'amaro dei saluti.

Ma può essere che non sia finita qui...  perchè ,se non faccio in fretta a dimenticare,mi toccherà tornarci.

  













venerdì 27 maggio 2016

Calabria:un abbraccio di cielo terra e mare.



    Tra Cetraro e Diamante un tratto di quella bellezza che ci può salvare o dannare se non la trattiamo con amore



                                                                        Verso Cetraro ed il Sud                                                                              





                                       
                                         La terrazza sul mare del Grand Hotel San Michele

                                             
                                          Il Tramonto guardando ad Ovest dal San Michele 
                                                  guardando verso le Eolie e Lo Stromboli




                                         
                                        La costa tratteggiata dalle Lanterne degli uomini

  
                                     I fiori del "corbezzolo"-bellissima pianta colorata,sparsa
                                 nella proprietà dell'albergo, simbolo" ospitalità"-diventeranno
                                                 frutti dopo un anno,nell'Autunno successivo 
                                                 Eccoli.fiori e frutti, insieme sulla stessa
                                           pianta,dono e promessa, contemporaneamente
                                   I frutti dal sapore aspro e piacevole,contengono sostanze
                       salutari e benefiche come "tannini" e "fenoli" (quest'ultimi nelle foglie) 
                                           con proprietà antisettiche ed antiinfiammatorie 
                                       Rugosi ed aspri fuori,ma teneri dentro: come il carattere 
                                        della maggior parte dei calabresi che maturano al sole.                                                                                 Se vi capita di mangiarne qualcuno di irritante
                                           e sgradevole,peggio per voi,ve la siete cercata:
                                           li avete colti da piante cresciute nell'ombra e 
                                           nel freddo,condizioni climatiche rare in Calabria 
                                                 Le piante ed i frutti di cui sopra vivono
                                                        in confortevole compagnia di
                                          ulivi,pini marittimi,buganvillee e di un completo
                                               assortimento di vegetazione mediterranea
                                     Amorevolmente sorvegliati dalla mole accogliente del
                                                         Grand Hotel San Michele
                                                Le spiagge dell'Hotel alle quali si accede
                                          con un ascensore che buca il ventre della Costa




                         
                                                         Verso Diamante,lo sguardo rivolto al Nord, 
                                                            ed è già Nostalgia:il "dolore del ritorno"....

 
Una vacanza in Ottobre di qualche anno fa.Grand Hotel San Michele.Una ospitalità formidabile,con una padrona di casa straordinaria,che intratteneva gli ospiti,prevalentemente stranieri,esibendo un livello di cultura fuori dal comune.Nessuno di loro,degli stranieri presenti,durante tutto il soggiorno,ha mai pensato che esistessero tipologie di calabresi diversi da quella interpretata dalla Signora...
E per quello che mi riguarda mi auguro che il Signore la voglia assistere ancora a lungo: un pò per me,ma molto di più per la Calabria! A presto,spero.