SE NON VUOI ANDARE A FIRENZE PERCHÉ 'NON PUOI VEDERE RENZI',
PROVA A FARE UN GIRO A LUCCA(come ho fatto Io)E NON TE NE PENTIRAI..
PROVA A FARE UN GIRO A LUCCA(come ho fatto Io)E NON TE NE PENTIRAI..
Io ci ho provato.
Anche D'Annunzio,qualche anno fa e prima di me.
La città lo colpì a tal punto da ispirargli una poesia :
che vaporano il viso ai poggi, o Serchio,
e la città dall’arborato cerchio,ove dorme la donna del Guinigi...."
La città e l'arborato cerchio delle sue Mura.Mura che sorprendono e che accolgono, piuttosto che respingere,e che,a dispetto di chi le ha costruite offrono ospitalità gentile e discreta al passeggero di turno,attizzandogli l'interesse verso tutto quello che racchiudono. E sulle quali i turisti e gli abitanti passeggiano,pattinano,vanno in bicicletta o si innamorano: della città o di una donna.Un antipasto ,prima di entrare nel cuore intimo della città, o un dessert per addolcire il ricordo prima di uscirne.

Quattro Km.e 232 metri ed un tempo infinito per costruirle e consolidarle a simbolo e difesa della cittadina.Datano dal 189 a.C.,sono state ampliate in epoca medievale , e completate,come appaiono oggi, nel periodo rinascimentale,per inglobare nel tempo i nuclei abitativi rurali che man mano si erano formati fuori dalle mura.Fino alla prima metà del 1800,quando finalmente furono convertite ad uso civile da Maria Luisa di Borbone.In tal modo le postazioni di cannoni ,soldati ,sentinelle ed armi,casermette e torrioni si trasformarono in luoghi di svago e di relax.Da luogo di chiusura e di difesa divennero occasione di ospitalità,agevolata da comodi scivoli e dalle sei ampie porte di accesso.
Io sono entrato da porta Sant'Anna,voi potete sceglierne altre,a seconda del vostro santo di riferimento.Ma se siete laici potrete scegliere porta Elisa.Però a Lucca non è un vantaggio esserlo: per vedere le cose più belle dovete per forza venire a patti con le fondamenta religiose della città.
Appena parcheggiata la macchina mi inoltro senza una meta precisa nel dedalo di stradine e vicoli che segmentano l'abitato,tra spazi di luce angusti,palazzi importanti,dalle facciate raffinate ed eleganti,angoli e spazi di vita che risuonano della musicalità dell'accento toscano o delle più svariate cadenze,echi di posti lontani e sconosciuti.
A passeggio in un museo all'aperto ma senza subire la staticità fissa ed organizzata delle opere d'arte in esposizione.Cammino accompagnato dalla vitalità ed attualità del bello che vedo.davanti intorno e sopra di me e,che, all' improvviso,si apre inaspettatamente spalancandomi davanti uno spazio più grande,una piazza che credo abbia poche eguali nel mondo con al centro un grandioso capolavoro che non ha tempo ed epoca,che dispiega tracce di romanico e gotico ma che nel complesso risulta un puzzle che definisce un modello inimitabile:luminoso ricco,prezioso: SAN MICHELE IN FORO.Le origini risalgono al 795,fu riedificato da Papa Alessandro II nell'XI secolo.Una facciata che è un trionfo di marmo colonne capitelli logge ed archi che disegnano l'armonia di un pizzo di rara bellezza,leggero quasi irreale,di una concretezza magica che sembra quasi sfuggire alle regole tridimensionali:un quadro incorniciato da una piazza bella ed ammiccante come poche altre:



Mi stacco con fatica dalla piazza e punto verso il Duomo la Cattedrale dove spero di vedere quella donna che aveva colpito D'Annunzio.Ci arrivo dopo una sosta a San Frediano


Sul frontale in pietra levigata spicca un grandioso mosaico che rappresenta l'ascensione di Cristo al cielo,in mezzo agli angeli ed alla presenza degli apostolo posti ai lati della Madonna,la cui immagine è stata sostituita successivamente dalla Monofora centrale,costruita in seguito.Bella anche la piazza prospiciente la Basilica e notevole l'interno in cui ,tra le cose di pregio spicca una scultura molto significativa del romanico lucchese:
il fonte battesimale:
Finalmente la Cattedrale,il Duomo di San Martino



L'interno:


Incantevole gioco di spazi


Ed ecco IL VOLTO SANTO,una delle più importanti reliquie della cristianità. Un Crocefisso alto due metri e 45 cm. Scolpito in legno di Cedro del Libano da Nicodemo,discepolo di Gesù, con


l'aiuto degli Angeli per la difficoltà dell'impresa di imprimere su legno la Sacra Immagine.Il Suo racconto,affascinante viene narrato in tre antichi manoscritti conservati nell'Archivio di Stato e nel Museo dell'Opera del Duomo.Magari sarà oggetto di un mio prossimo capitolo.
Ma è il momento di salutare la padrona di casa,la Signora di Lucca,Ilaria Del Carretto, moglie del Signore di Lucca Paolo Guinigi, morta di parto a 26 anni,scolpita magistralmente nel marmo dall'immenso Jacopo della Quercia.Una indimenticabile immagine lirica di bellezza,ammirata e recitata da grandissimi interpreti dell'estetica e della poesia,oltreché dai viaggiatori più sensibili al fascino dell'arte.Tra i versi di grandi poeti ,che l'hanno cantata e ammirata, come Quasimodo,D'Annunzio, Pasolini ed altri ancora,ho scelto quelli di Quest'ultimo per ragioni di cuore: la condivisione,con la protagonista, di un tragico,prematuro, destino. E per ovvi motivi di consapevolezza dei miei limiti,evito il confronto e non aggiungo niente per lasciarvi alle parole dello sfortunato poeta:


Vegliata per l'eternità dal fedele guardiano accucciato ai suoi piedi

… e Ilaria, solo Ilaria…
"E’ assente dal suo gesto Bonifacio,
dal reggere la fionda nella grossa
mano di Davide, e Ilaria, solo Ilaria…
Dentro nel claustrale transetto
come dentro un acquario, son di marmo
rassegnato le palpebre, il petto
dove giunge le mani in una calma
lontananza. Lì c’è l’aurora
e la sera italiana, la sua grama
nascita, la sua morte incolore.
Sonno, i secoli vuoti: nessuno
scalpello potrà scalzare la mole
tenue di queste palpebre.
Jacopo con Ilaria scolpì l’Italia
perduta nella morte, quando
la sua età fu più pura e necessaria."
Pier Paolo Pasolini da "Appennino"
Un grandioso fermo immagine dell'istante della morte e anzi,di più:nella testa del cagnolino rivolto alla padrona,c'è tutto lo stupore e la meraviglia per l'ultimo istante della vita che la morte sigilla in eterno. Non trovo alcuna idea di dramma o di rimpianto.Il marmo trasuda, probabilmente, l'idea della solitudine,di un passaggio che si deve affrontare e subire da soli,nella totale ,definitiva ed esclusivamente personale rinuncia all'esistenza,in un sonno senza tempo.Ma c'è di più: questa Ilaria,ti spinge oltre, perchè Le manca,secondo me, il sudario del passo definitivo,di una strada senza ritorno; sembra addormentata, quasi per magia, come la principessa di una favola, in attesa del bacio di un principe capace di risvegliarla.
E, forse, il suo fascino sta proprio in questo,tanto forte da indurci a pensare alla morte come ad una separazione provvisoria ,fino a trasfigurarla come un lungo sonno, vegliato per l’eternità da un cagnolino ignaro e fedele,inconsapevole ed indifferente al peso dell'eternità, rispetto agli affetti più cari di un cuore puro e sincero ed una fedeltà incapace di arrendersi perfino all'impossibile.Ma a Lucca non è facile distinguere passato e presente.Camminando per le sue strade passi dall'uno all'altro senza accorgertene,l'uno è l'altro sono così compenetrati che se non guardi al di la delle Mura diventa difficile percepire il momento della Tua attualità,con il rischio di perdere le coordinate del tempo.Per fortuna ti soccorrono le necessità esistenziali,come la stanchezza e la fame ,dalle quali discendono l'obbligo di una pausa di riposo e la ricerca di un buon pranzo ristoratore.
Con questo obiettivo,su indicazione di conoscenze affidabili,ho scelto:
in primo luogo di mangiare all' ISOLA CHE NON CERA in Via Degli Angeli 7 . Il titolare del ristorante è gentile simpatico e capace.Conduzione famigliare,organizzati ed efficienti nel consigliare e nel servizio al tavolo. Servono prodotti del territorio, piatti curati ricchi di sapori. Ottimo menù, dai salumi alla pasta,ai piatti di carne, ai funghi trifolati ecc.ecc.... e per terminare in bellezza torte fatte in casa. Ottima la carta dei vini.Il tutto servito con un corretto rapporto qualità/prezzo.
E poi,prima di partire,di concludere con una passeggiata fino all'Antico caffè delle Mura.Un locale ,aperto fin dal 1840, ed a tutt'oggi meta abituale dei cittadini di Lucca e dei turisti che chiudono qui, tra Porta San Pietro ed il Baluardo San Paolino,il loro giro in città,sperando che l'aroma di caffè affievolisca l'amaro dei saluti.
Ma può essere che non sia finita qui... perchè ,se non faccio in fretta a dimenticare,mi toccherà tornarci.