DI
CHE..PANE SEI?
(Le
ragioni di un viaggio a Santa Cristina-PV)
Il
pane non è un alimento;o meglio non è solo un alimento: per conto
mio tra i pilastri che incardinano la vita divide insieme
all'ossigeno il ruolo di protagonista e dunque si può configurare
come uno dei sinonimi di “esistenza”.
Non
riesco proprio ad immaginare alcuna possibilità di vita(umana) che
non comprenda il pane;tant'è che,anche per coloro i quali si
occupano di storia per professione, e non per curiosità come il
sottoscritto, risulta difficile individuare,nel percorso
dell'umanità, un periodo in cui esso non faceva parte della suo
dieta fondamentale.
Per
questo mangiare il pane mi emoziona:ha il fascino,del tutto estraneo
alle consuete ed abituali procedure alimentari,del rito che implica
appartenenza e conferma, e di conseguenza sicurezza ed
eredità.Implicazioni culturali,etico religiose,o mitologiche? Forse.
Ma quello che conta è che nel corso dei millenni per sigillare e
rendere plastico un accordo,un patto,una appartenenza,un contratto un
evento gli uomini hanno spessissimo utilizzato la simbologia del
pane.E perchè altro se non perché il pane è connaturato
indissolubilmente alla volontà dell'uomo di percorrere il tempo,di
piegare la natura al suo insopprimibile istinto vitale,poiché
risulta evidente che senza il suo intervento i vari cereali
resterebbero cristallizzati nel loro stato e non diventerebbero mai
il formidabile compagno di cui parliamo.
Perché
vi dico tutto questo? Perché ogni volta che mi imbatto in un pane
fatto in fretta senza fantasia senza competenza e soprattutto senza
amore mi sento “fermentare” di rabbia e di delusione.
Al
contrario, e per quanto detto quando mi capita di intercettare un
prodotto con gli ingredienti di cui sopra mi sento come quando dopo
aver vagato,smarrito per incerti sentieri, nei meandri di un bosco,
ritrovo il passaggio segnato,la traccia sicura,la tranquillità del
progetto di viaggio.
Ma
potrei scrivere per ore di pane senza riuscire a trasmettervi il filo
sotterraneo delle sensazioni che sintonizza cuore e cervello. Per cui
non ho scelta mi tocca fare un esempio pratico per farvi partecipi
della mia esperienza emotivo sensoriale. Anche se,devo
confessarvelo,un po' mi dispiace,intanto perchè sono geloso delle
mie scoperte e poi perché non so mai per certo se l'interlocutore
possiede i sensori adatti .
Però
oggi voglio fidarmi. E allora:
- Amate il pane?
- E la rosetta Di Lombardia(non un fiore ma il bozzetto di pane tipico di questa regione)?
- Siete mai stati a Santa Cristina e Bissone Provincia di Pavia?
Al
massimo potreste rispondere si alle prime due di queste tre domande.
Però per capirne il senso e per quanto ancora non sapete delle prime
due dovete fare un viaggio fino a Santa Cristina e Bissone(PV),un
piccolo centro agricolo del pavese, tappa della via Francigena,sulla
Pavia-Cremona. Non ci potete passare per caso,dovete avere uno scopo
per andarci:un parente,un pellegrinaggio o come me per comprare il
pane “alla Boutique del Pane di Barbieri e Lodola". Se però
mangiate il pane per sfamarvi e basta,se vi accontentate di quello
che trovate quasi ovunque,nei Supermercati e nella maggior parte
delle panetterie, lasciate perdere e scusate il disturbo;ma se,
nell'ambito dei ricordi teneri di tempi in cui le sensazioni
diventano gli archetipi dell'immaginifico e dei sogni di adulti,
collocate anche il profumo del pane appena sfornato ed i suoi colori
nelle molteplici sfumature dell'ambra allora andateci al
mattino,prima delle 8.30.Perché a quest'ora? Perché quasi
certamente vi accadrà di incontrare un signore
alto,dall'età e
dall'aspetto decisamente rispettabile,maglietta a maniche corte,in
ogni stagione,e pantaloni bianchi(da panificatore),capelli
bianchi(anche loro!) ed occhi miti sormontati da occhiali da
vista,che, venendo dal retro, dove è sistemato il
forno,silenzioso,posizionato in un angolo del locale osserva il
flusso dei clienti che guadagnano la loro quota di pane.E se guardate
bene scoprirete, non lo sguardo di chi vende,ma l'espressione
attenta(ed anche leggermente ansiosa) di chi,nelle facce di coloro ai
quali offre il frutto del suo lavoro,cerca la conferma ed il senso di
una attività faticosissima,che ormai fanno in pochi,assolutamente
non giustificata dall'entità dei guadagni,e che lo obbliga,da una
vita, ad alzarsi ogni giorno alle 2..00 e ad andare a dormire(??)
alle 9.00 del mattino.Nel Suo pane c'è tutta la fatica dell'uomo per
l'uomo,la gioia implicita di offrire il meglio di se agli altri,per
varcare senza incertezze il mero tratto utilitaristico dello scambio
tra umani e gustare il risvolto del dono e della condivisione di
esperienze, per disegnare insieme la trama dell'esistenza ,e per
sottolineare uno dei lati positivi del racconto della storia
dell'uomo.
Subito
dopo fermate lo sguardo sulle rosette:
le vedrete gonfie
leggere appoggiate nel loro scaffale( il primo da sinistra guardando
il banco),quasi trasparenti vestite di una crosta sottile, croccante,
che richiama le varie sfumature del biscotto ma con
un'autorevolezza propria del patriarca degli alimenti:le protagoniste
del nostro racconto.In mano sono quasi senza peso, vuote all'interno
,con le pareti tappezzate da una ragnatela di mollica sottilissima e
trasparenti,croccantezza e friabilità straordinaria ma variabile ,a
seconda dell'umidità ambientale,e resistente per diversi
giorni,senza perderne il gusto tipico, mantenendo una palatabilità
eccellente.E il profumo?Quello tipico che,sprigionando da una
miriade di molecole odorose legate alla miracolosa combinazione di
zuccheri e proteine prodotta dall'effetto della cottura,
trasforma in casa, una costruzione qualsiasi,perfino un'automobile,
ed in finestra di vita, un episodio di tempo qualunque. Della bontà
delle sensazioni odorose che vi ho riferito,al di là della mia
validazione personale, ho avuto reiterate conferme scientifiche da
un consulente tecnico singolarmente e naturalmente qualificato:il mio aristocratico
Boston Terrier,Artù,un piccolo grande esperto in profumi ,dotato di
uno strumento di analisi originale e sofisticato.
Ebbene:Il
Nostro, posto davanti a vari pezzetti di pane di varia provenienza e
qualità, ha sempre scartato e trascurato senza incertezze(e senza
ripensamenti postumi)quelli non “made in Santa Cristina”, per
mangiare esclusivamente questi ultimi. Se pensate per caso di
eccepire sul metodo scientifico sono disponibile a discuterne ma se
voleste dubitare delle capacità di analisi sensoriale e dei gusti
,conseguentemente sofisticati, del mio Boston sarei costretto a
scagliare l'Anatema contro di voi!!
A
questo punto,al momento di ordinare, vi potrete imbattere,a seconda
del turno, nel gran cerimoniere ,il regista del racconto,una donnina
non molto alta,la moglie del panificatore di cui abbiamo parlato
prima,con un profilo intelligente ed atteggiamenti gentili: vi
servirà con cortesia e garbo scegliendo le rosette una per una ed
offrendovi quelle che ritiene le migliori per voi.E badate, è una
che di pane ne sa qualcosa: vi sta servendo niente di meno che la
Presidente dei Panificatori della Provincia di Pavia..
Poi
portatele a casa resistendo alla tentazione di sgranocchiarle durante
il viaggio. Nel frattempo,se siete in macchina e lasciate il
sacchetto aperto, scoprirete come la vostra vettura si possa beare
dell'aroma del pane e come,per una volta, essa proverà a scordare
l'orribile tanfo di fumo che gli ricorda la parte peggiore di voi.
Arrivati in cucina,apritele,arricchitele di alcune fette di
profumatissima coppa piacentina(o pavese),stappate una buona
bottiglia di Bonarda dei colli piacentini(o pavesi) ed infine
mangiatele, dopo aver chiesto scusa alla vostra compagna(o
compagno),perché sensazioni così equivalgono ad un tradimento!!
Rino Lombardo.Saprete finalmente di che pane siete fatti e troverete così la ragione di un viaggio a Santa Cristina.
PS.
Per i più sospettosi: non ho alcun legame di parentela ,cittadinanza
o di interesse con le persone o con il paese di cui ho.scritto.Il
pane che compro mi costa dieci volte di più rispetto ai prezzi
correnti della città dove abito(ovviamente per spese
accessorie:viaggio ,tempo,carburante ecc.).Confesso però di avere
un grosso interesse: promuovere il buono,perché, se molti lo
pretendono,le cose buone restano possibili a lungo.
















