Lodi e l'Aceto Balsamico Tradizionale
(Una storia d'amore e di Aceto Balsamico Tradizionale, magnifico condimento nato in terra d'Emilia a Modena e adottato a Lodi)
Una
delle discriminanti fra innamoramento e amore è il tempo. Dell'aceto
balsamico tradizionale è facile innamorarsi, ma per amarlo ci vuole
altro, esattamente come la decisione di immergersi in profondità
dopo essere stati affascinati dallo spettacolo della bellezza del
mare. Dopo avere incontrato l'aceto, magari casualmente, ci vuole
cultura, curiosità e apertura mentale, attitudine ai tempi lunghi,
pazienza di aspettare, voglia di fondere un pezzetto dei propri
processi vitali a favore di questo prodotto, originato dalla natura
ma che ha bisogno di attenzioni e cure (proprio come noi), per
decidere di includerlo tra i nostri compagni di viaggio.Poi bisognerebbe trovarsi nel posto giusto: e Lodi non è tra questi,non è luogo per sogni di vino o suoi derivati! A meno che le stampelle dei sentimenti non ci consentano di volare al di sopra della realtà...
Così
succede che un giovane commercialista laureato alla Bocconi con
interessi più che marginali nei confronti del vino e dei suoi
derivati, incrocia l'aceto tradizionale di Modena. Da quell'incontro
nasce un iniziale interesse discreto ma sufficiente a far scattare
una crescente curiosità. Si svela quindi una storia che risale a
circa il XV secolo, di un alimento che le spose delle casate più
nobili di Modena e Reggio Emilia portavano in dote. Una storia fatta
di tradizioni antiche che le famiglie patriarcali si trasmettevano di
generazione in generazione, trasmettendo l'inestimabile valore della
batteria di botti necessaria a produrre l'aceto, secondo la ricetta
che ogni casato custodiva gelosamente come un sigillo distintivo. Un
racconto talmente affascinante da indurre il nostro giovane
commercialista a cercare di scrivere un capitolo squisitamente suo da
aggiungere a una storia così importante: un tentativo di produzione
personale (e con qualche probabilità di risultare velleitario) a
Lodi, la sua città, della leggenda dell'aceto tradizionale di
Modena.
Si
informa, si procura il vino e tre botticelle (numero minimo previsto
dalla normativa) e inizia la sua avventura. La vita non sempre si
cura della nostra volontà o delle nostre aspettative e spesso decide
in modo diverso. Spetterà quindi al padre, insieme al suo tormento,
di rendere vivi i sogni del figlio, fatti di disegni compiuti e di
abbozzi, così da non destinarli nel buio di un esclusivo dolore.
Sembra poco ma è l'unico modo che gli resta per continuare ad essere
padre, ad occuparsi del figlio canalizzando l'energia vitale dei suoi
progetti e, a mio parere, accarezzando l'inespressa speranza di
trasmettere alle nipotine il gusto di coltivare antiche tradizioni.
Non ha dubbi: allestisce un apposito locale sottotetto, rigorosamente
senza riscaldamento, come da disciplinare e vi colloca, dopo averla
completata, la batteria di sette botticelle di
legni diversi e con volume decrescente. Nella botte grande il
prodotto più giovane, nella botte più piccola quello maturo. Una
batteria che è così composta: ciliegio (50 litri), frassino (40
litri), rovere (30 litri), acacia (25 litri), gelso (15 litri),
ginepro (15 litri), rovere(10 litri) e destinata all'evoluzione e
alla maturazione dell'aceto.
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La
batteria di botticelle per la produzione dell'aceto balsamico
tradizionale
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Contatta
il titolare di un'acetaia di Modena per disporre del mosto cotto -
ottenuto dal vitigno autoctono Trebbiano di Spagna - che andrà poi
ad essere ospitato nella botte, definita correntemente a Modena come
“Badessa”, capofila della batteria,
deputata ad alimentare e supportare tutte le altre fino a quella di
“arrivo”. Il metodo, infatti,
prevede l'integrazione delle frazioni di liquido evaporato nel tempo
o spillato per il consumo dal barile di “arrivo” (l'ultimo e il
più piccolo), mediante “travasi” e “rincalzi” dalle botti
precedenti, con uguale quantità di aceto.
Il sistema è simile al metodo Soleras utilizzato per lo Sherry (Jerez De La Frontera) e il Marsala(Trapani).
Dopo
aver ottenuto la supervisione sulle fasi evolutive, le tecniche di
produzione e la verifica delle varie fasi di elaborazione, il
racconto iniziato dal figlio può finalmente essere scritto,
impaginandolo con scrupolo, attenzione quotidiana e cura minuziosa.
Finalmente, l'aceto balsamico tradizionale, che nasce a Modena e
adottato a Lodi, raggiunge nel 2009 il traguardo minimo di
invecchiamento di 12 anni ed è pronto per essere degustato dalla
botte di arrivo. Ecco le qualità organolettiche che ho annotato nel
suo cartellino di identità, a seguito di una personalissima
degustazione da sommelier e senza alcuna pretesa di ufficialità. In
questo caso sarebbe infatti necessaria la qualifica di esperto
degustatore di aceto balsamico tradizionale di Modena, qualifica che
non possiedo. Il mio è un semplice confronto, fatto con l'umiltà di
un devoto estimatore di Sua Maestà l'aceto tradizionale di Modena:
Vista:
colore bruno scuro lucente, limpido senza incertezze, buona densità
sciropposa;
Olfatto:
profumo fine, gradevole, equilibrato e persistente supportato da una
buona acidità ammansita subito dalla scia morbida;
Gusto:
dolce e agro armonico; l'acidità entra per prima e sembra volere
prevalere, subito cede spazio alle note morbide procedendo in
equilibrio per un tempo decisamente lungo nel quale prevalgono le
impronte balsamiche e speziate in accordo con le sensazioni
olfattive;
Giudizio
Complessivo:
prodotto vivo con comportamenti ancora giovani che ampliano il tempo
delle sensazioni passando dall'irruenza iniziale a un abbraccio
morbido su un tappeto di acidità gradevole che si fa fatica a
dimenticare.
Il
nostro aceto balsamico tradizionale cresciuto a Lodi, rispetto al suo
nobile fratello di Modena ha qualcosa in più. Alle sensazioni
gusto-olfattive aggiunge le suggestioni del cuore: l'incontro con
qualcuno che sa essere compagno generoso e discreto, capace di
viverti accanto e di fondere storie personali diverse e talvolta
complicate, in un unico progetto vitale che evolve nel tempo, grazie
a uno scambio reciproco di energia e di emozioni. Per questo motivo
non può, e non vuole collocarsi, in alcuna prospettiva
economico-commerciale ma si inserisce in un
ambito di sentimenti personali e di rapporti disinteressati per
dimostrare, ancora una volta,ed in un ambito inusuale, l'intreccio
profondo tra cultura del vino ,storia dell'uomo e magie dell'amore.


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