giovedì 17 luglio 2014

Lodi e l'Aceto Balsamico Tradizionale

(Una storia d'amore e di Aceto Balsamico Tradizionale, magnifico condimento nato in terra d'Emilia a Modena e adottato a Lodi)


Una delle discriminanti fra innamoramento e amore è il tempo. Dell'aceto balsamico tradizionale è facile innamorarsi, ma per amarlo ci vuole altro, esattamente come la decisione di immergersi in profondità dopo essere stati affascinati dallo spettacolo della bellezza del mare. Dopo avere incontrato l'aceto, magari casualmente, ci vuole cultura, curiosità e apertura mentale, attitudine ai tempi lunghi, pazienza di aspettare, voglia di fondere un pezzetto dei propri processi vitali a favore di questo prodotto, originato dalla natura ma che ha bisogno di attenzioni e cure (proprio come noi), per decidere di includerlo tra i nostri compagni di viaggio.Poi bisognerebbe trovarsi nel posto giusto: e Lodi non è tra questi,non è luogo per sogni di vino o suoi derivati! A meno che le stampelle dei sentimenti non ci consentano di volare al di sopra della realtà...
Così succede che un giovane commercialista laureato alla Bocconi con interessi più che marginali nei confronti del vino e dei suoi derivati, incrocia l'aceto tradizionale di Modena. Da quell'incontro nasce un iniziale interesse discreto ma sufficiente a far scattare una crescente curiosità. Si svela quindi una storia che risale a circa il XV secolo, di un alimento che le spose delle casate più nobili di Modena e Reggio Emilia portavano in dote. Una storia fatta di tradizioni antiche che le famiglie patriarcali si trasmettevano di generazione in generazione, trasmettendo l'inestimabile valore della batteria di botti necessaria a produrre l'aceto, secondo la ricetta che ogni casato custodiva gelosamente come un sigillo distintivo. Un racconto talmente affascinante da indurre il nostro giovane commercialista a cercare di scrivere un capitolo squisitamente suo da aggiungere a una storia così importante: un tentativo di produzione personale (e con qualche probabilità di risultare velleitario) a Lodi, la sua città, della leggenda dell'aceto tradizionale di Modena.
Si informa, si procura il vino e tre botticelle (numero minimo previsto dalla normativa) e inizia la sua avventura. La vita non sempre si cura della nostra volontà o delle nostre aspettative e spesso decide in modo diverso. Spetterà quindi al padre, insieme al suo tormento, di rendere vivi i sogni del figlio, fatti di disegni compiuti e di abbozzi, così da non destinarli nel buio di un esclusivo dolore. Sembra poco ma è l'unico modo che gli resta per continuare ad essere padre, ad occuparsi del figlio canalizzando l'energia vitale dei suoi progetti e, a mio parere, accarezzando l'inespressa speranza di trasmettere alle nipotine il gusto di coltivare antiche tradizioni. Non ha dubbi: allestisce un apposito locale sottotetto, rigorosamente senza riscaldamento, come da disciplinare e vi colloca, dopo averla completata, la batteria di sette botticelle di legni diversi e con volume decrescente. Nella botte grande il prodotto più giovane, nella botte più piccola quello maturo. Una batteria che è così composta: ciliegio (50 litri), frassino (40 litri), rovere (30 litri), acacia (25 litri), gelso (15 litri), ginepro (15 litri), rovere(10 litri) e destinata all'evoluzione e alla maturazione dell'aceto.




La batteria di botticelle per la produzione dell'aceto balsamico tradizionale


Contatta il titolare di un'acetaia di Modena per disporre del mosto cotto - ottenuto dal vitigno autoctono Trebbiano di Spagna - che andrà poi ad essere ospitato nella botte, definita correntemente a Modena come “Badessa”, capofila della batteria, deputata ad alimentare e supportare tutte le altre fino a quella di “arrivo”. Il metodo, infatti, prevede l'integrazione delle frazioni di liquido evaporato nel tempo o spillato per il consumo dal barile di “arrivo” (l'ultimo e il più piccolo), mediante “travasi” e “rincalzi” dalle botti precedenti, con uguale quantità di aceto.


Il sistema è simile al metodo Soleras utilizzato per lo Sherry (Jerez De La Frontera) e il Marsala(Trapani).
Dopo aver ottenuto la supervisione sulle fasi evolutive, le tecniche di produzione e la verifica delle varie fasi di elaborazione, il racconto iniziato dal figlio può finalmente essere scritto, impaginandolo con scrupolo, attenzione quotidiana e cura minuziosa. Finalmente, l'aceto balsamico tradizionale, che nasce a Modena e adottato a Lodi, raggiunge nel 2009 il traguardo minimo di invecchiamento di 12 anni ed è pronto per essere degustato dalla botte di arrivo. Ecco le qualità organolettiche che ho annotato nel suo cartellino di identità, a seguito di una personalissima degustazione da sommelier e senza alcuna pretesa di ufficialità. In questo caso sarebbe infatti necessaria la qualifica di esperto degustatore di aceto balsamico tradizionale di Modena, qualifica che non possiedo. Il mio è un semplice confronto, fatto con l'umiltà di un devoto estimatore di Sua Maestà l'aceto tradizionale di Modena:
Vista: colore bruno scuro lucente, limpido senza incertezze, buona densità sciropposa;
Olfatto: profumo fine, gradevole, equilibrato e persistente supportato da una buona acidità ammansita subito dalla scia morbida;
Gusto: dolce e agro armonico; l'acidità entra per prima e sembra volere prevalere, subito cede spazio alle note morbide procedendo in equilibrio per un tempo decisamente lungo nel quale prevalgono le impronte balsamiche e speziate in accordo con le sensazioni olfattive;
Giudizio Complessivo: prodotto vivo con comportamenti ancora giovani che ampliano il tempo delle sensazioni passando dall'irruenza iniziale a un abbraccio morbido su un tappeto di acidità gradevole che si fa fatica a dimenticare.
Il nostro aceto balsamico tradizionale cresciuto a Lodi, rispetto al suo nobile fratello di Modena ha qualcosa in più. Alle sensazioni gusto-olfattive aggiunge le suggestioni del cuore: l'incontro con qualcuno che sa essere compagno generoso e discreto, capace di viverti accanto e di fondere storie personali diverse e talvolta complicate, in un unico progetto vitale che evolve nel tempo, grazie a uno scambio reciproco di energia e di emozioni. Per questo motivo non può, e non vuole collocarsi, in alcuna prospettiva economico-commerciale ma si inserisce in un ambito di sentimenti personali e di rapporti disinteressati per dimostrare, ancora una volta,ed in un ambito inusuale, l'intreccio profondo tra cultura del vino ,storia dell'uomo e magie dell'amore.
Rino Lombardo
La preparazione del Mosto Cotto a Spilamberto(Modena)

lunedì 9 giugno 2014

  NON DI SOLO “SAGRANTINO” VIVE L'UMBRIA...
                 ( Un viaggio dove la cultura sposa-anche-il vino)


Un viaggio in Umbria non si ripete mai.E sempre nuovo e diverso anche se ci sei appena stato.
Alcuni sostengono di non poter mai ritornare in un posto già visto per non svilire le emozioni provate nei viaggi precedenti. In Umbria invece niente ritorna o si modifica:è semplicemente diverso,un elemento aggiuntivo del puzzle della Tua anima che si rivela e si completa ad ogni tappa dei tuoi viaggi e del quale probabilmente non avevi nemmeno coscienza. Proprio come succede per capitoli di un libro che non si ripetono mai,e che aggiungono,ognuno di essi, un pezzo al racconto si da renderlo intellegibile e pieno. Al punto che,a fine lettura,fai fatica a distinguere il contenuto del libro da quello che ti viene dal cuore.
Fin dal primo incontro con questa regione ho avuto una certa difficoltà a definirla per le sensazioni complesse che mi provocava.Così per far presto l'ho battezzata come “terra benedetta da Dio”.
Non fossi stato credente l'avrei definita come “privilegiata dalla natura”riconoscendole ,in ogni caso ,una posizione di singolare favore, per inquadrare di fatto una realtà sociale ed ambientale del tutto unica e speciale. In questo contesto il cattolico si imbatte in una compagnia di Santi di prima classe,da San Francesco a santa Rita ,a santa Chiara ecc.;l'intellettuale trova la crema del materiale culturale di ogni tempo;il politico si confronta con equilibri sociali insospettabili;il laico scopre come il sacro,pur lontano dal suo sentire,insignificante per la sua anima,possa tornare molto utile ai suoi interessi economici;e dunque l'Umbria è per tutti,un luogo dove chiunque si sente a suo agio,a casa,al posto giusto, e dove ad ognuno di noi può rivelarsi un tratto ulteriore del telaio del suo spirito.
Ma questa regione non è così geneticamente ospitale solo con tutti quelli che arrivano da fuori,e non solo con le persone,è anche generosamente prodiga con ogni germoglio che spunta dal suo ventre. Così pur eleggendo il Sagrantino a principe regnante,nel contempo,si concede agli altri vitigni senza risparmio,e di certo non è per caso se il Sangiovese,quello del Torgiano intendo,raggiunge proprio qui uno dei suoi livelli più alti in assoluto. E,per quanto mi riguarda, è proprio per questo che, percorrendo le strade del mito, mi sono imbattuto in una inaspettata , fantastica realtà, che mi ha colpito in maniera insolita e piacevole ma senza destare,più di tanto,meraviglia:la Cantina dei 
F.lli SPORTOLETTI-via Lombardia 1-SPELLO (PG).
Siamo arrivati per caso,i miei amici ed io(fuggiti per disperazione da Assisi,dove avevamo programmato di restare tutto il giorno, a causa di una eccezionale sciamatura di api turistiche da ogni angolo del mondo) nel primo pomeriggio del 25 Aprile. Ospiti inattesi,.ci hanno accolto,con signorile disponibilità,previo contatto telefonico,fatto da me ,peraltro, senza troppo convinzione, Ernesto Sportoletti uno dei due fratelli proprietari della tenuta, assieme a sua cognata. A quest'ultima va un ringraziamento particolare,perché intuendo che non avevamo mangiato,ha cercato,per quanto potesse,di metterci al riparo da un crollo della glicemia.


L'Azienda si trova tra Spello ed Assisi,nel cuore della Regione,immersa nel bello,



accanto ad un complesso architettonico,VILLA FIDELIA,risalente al XVI secolo,                     molto interessante e ben conservato,dal quale prendono nome le etichette di vertice della Cantina.

A questo punto ,in ossequio alla qualifica di Sommelier,dovete sorbirvi i miei rilievi di degustazione.
Lasciamo perdere”,direte voi,”magari la prossima volta!”. No carissimi,poichè questa parte è consustanziale al resto,prima mi dovrete leggere,dopo degustare per conto vostro e solo dopo avrete il diritto di criticare ed eventualmente cestinare i miei appunti. E' chiaro però che per tenere conto dei vostri rilievi dovrò saperne di più su di voi,sulla vostra capacità di percepire la magia globale di questa regione,sulla vostra propensione al bello e sul vostro livello di educazione al gusto. Per il momento lasciamo perdere...e intanto:



  • VILLA FIDELIA bianco Igt 2011(Grechetto e chardonnay):Premesso che sono vittima di uno strabismo culturale per cui ho un debole per i rossi ,debbo confessare che non ho mai degustato un bianco con una fisicità ed uno spessore organolettico simile a questo.Vestito di eleganza giallo-oro,nasconde muscoli da rosso,mitigati da una struttura fruttata e fresca senza incertezze.Questo bianco mette in crisi la mia identità di genere in fatto di vini.



  • ASSISI ROSSO Doc 2011(Sangiovese Merlot Cabernet):Questo vino ha un colore rubino intenso con sfumature più scure ,eredità di alcuni dei suoi illustri genitori(Merlot e Cabernet):un impatto visivo vellutato che ritrovi al naso con rilievi di frutta rossa ben amalgamata ma ancora riconoscibile.Poi l'impatto in bocca si rivela amichevole, intrigante ,ben eqilibrato,con tannini presenti,visibili quel tanto che basta ad arginare la marea morbida che invade il palato.Ma non sarà il contrario, e cioè che la marea morbida serve a levigare gli spigoli dei tannini? Lascio decidere a voi:di certo è un vino ambizioso,i suoi concorrenti ne tengano conto se vogliono evitare magre figure!



  • VILLA FIDELIA rosso Igt 2009(Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc):Gli appunti che state per leggere,confesso,li ho messi giù a casa,dopo una degustazione solitaria e tranquilla,al riparo di interferenze di caldo e stanchezza che quel giorno,a quel punto del percorso, cominciavano a farsi sentire.Questo brand è di per sé impegnativo.Gli Sportoletti scegliendo questo nome hanno imboccato una strada senza uscita: il vincolo della qualità.Il sen.Agnelli,quando ha definito Alex Del Piero”Pinturicchio” sapeva di averlo condannato a ricamare col pallone più che a calciare!Vedremo quanto e se il vino sia degno del nome che porta:agli occhi:un rosso senza complessi, deciso e raffinato, di una tonalità misteriosa che promette una quantità di emozioni; al naso un team ordinato di profumi che spazia dai piccoli frutti rossi a qualche fiore secco che non riesco ad inquadrare;in bocca il corrispettivo dei profumi valorizzato dalla perfetta sintonia di alcool e tannini in un mirabile equilibrio di sensazioni che non svaniscono facilmente e che fai fatica a dimenticare. Un vino che onora il suo nome, approdando senza tentennamenti ai livelli dell'Eccellenza,e vantando,in aggiunta, un rapporto qualità/prezzo(per questo,ma anche per gli altri vini dell'Azienda) che definirei più che buono,decisamente interessante.
E allora? Allora risulta chiaro e finalmente dimostrato come la cultura e la storia delle nostre identità non rappresentino ambiti dell'esistenza residuali e stantii, senza vita e senz'anima, ma si configurano come humus e fermento vitale delle nostre prospettive e dei nostri progetti per il futuro: senza questo nesso VILLA FIDELIA sarebbe stato solo un monumento e gli Sportoletti avrebbero venduto ricordini per le vie di Spello.Per fortuna non è così e questo ci da modo di concludere la nostra apertura........
MA DI OGNI VITE CHE FIORISCE SULLA SUA TERRA E DEGLI UOMINI CHE LE AMANO E LE CAPISCONO

A presto,spero
Rino Lombardo

PS.Il talento si comporta come un virus,se lo incroci ti infetta:ogni volta che succede sono felice di essermi ammalato.


Panorama di Spello(da Wikipedia)
Un vicolo di Spello(da Wikipedia)







domenica 2 marzo 2014

DI CHE... PANE SEI ?

DI CHE..PANE SEI?
(Le ragioni di un viaggio a Santa Cristina-PV)

Il pane non è un alimento;o meglio non è solo un alimento: per conto mio tra i pilastri che incardinano la vita divide insieme all'ossigeno il ruolo di protagonista e dunque si può configurare come uno dei sinonimi di “esistenza”.
Non riesco proprio ad immaginare alcuna possibilità di vita(umana) che non comprenda il pane;tant'è che,anche per coloro i quali si occupano di storia per professione, e non per curiosità come il sottoscritto, risulta difficile individuare,nel percorso dell'umanità, un periodo in cui esso non faceva parte della suo dieta fondamentale.
Per questo mangiare il pane mi emoziona:ha il fascino,del tutto estraneo alle consuete ed abituali procedure alimentari,del rito che implica appartenenza e conferma, e di conseguenza sicurezza ed eredità.Implicazioni culturali,etico religiose,o mitologiche? Forse. Ma quello che conta è che nel corso dei millenni per sigillare e rendere plastico un accordo,un patto,una appartenenza,un contratto un evento gli uomini hanno spessissimo utilizzato la simbologia del pane.E perchè altro se non perché il pane è connaturato indissolubilmente alla volontà dell'uomo di percorrere il tempo,di piegare la natura al suo insopprimibile istinto vitale,poiché risulta evidente che senza il suo intervento i vari cereali resterebbero cristallizzati nel loro stato e non diventerebbero mai il formidabile compagno di cui parliamo.
Perché vi dico tutto questo? Perché ogni volta che mi imbatto in un pane fatto in fretta senza fantasia senza competenza e soprattutto senza amore mi sento “fermentare” di rabbia e di delusione.
Al contrario, e per quanto detto quando mi capita di intercettare un prodotto con gli ingredienti di cui sopra mi sento come quando dopo aver vagato,smarrito per incerti sentieri, nei meandri di un bosco, ritrovo il passaggio segnato,la traccia sicura,la tranquillità del progetto di viaggio.
Ma potrei scrivere per ore di pane senza riuscire a trasmettervi il filo sotterraneo delle sensazioni che sintonizza cuore e cervello. Per cui non ho scelta mi tocca fare un esempio pratico per farvi partecipi della mia esperienza emotivo sensoriale. Anche se,devo confessarvelo,un po' mi dispiace,intanto perchè sono geloso delle mie scoperte e poi perché non so mai per certo se l'interlocutore possiede i sensori adatti .
Però oggi voglio fidarmi. E allora:
  • Amate il pane?
  • E la rosetta Di Lombardia(non un fiore ma il bozzetto di pane tipico di questa regione)?
  • Siete mai stati a Santa Cristina e Bissone Provincia di Pavia?
Al massimo potreste rispondere si alle prime due di queste tre domande. Però per capirne il senso e per quanto ancora non sapete delle prime due dovete fare un viaggio fino a Santa Cristina e Bissone(PV),un piccolo centro agricolo del pavese, tappa della via Francigena,sulla Pavia-Cremona. Non ci potete passare per caso,dovete avere uno scopo per andarci:un parente,un pellegrinaggio o come me per comprare il pane “alla Boutique del Pane di Barbieri e Lodola". Se però mangiate il pane per sfamarvi e basta,se vi accontentate di quello che trovate quasi ovunque,nei Supermercati e nella maggior parte delle panetterie, lasciate perdere e scusate il disturbo;ma se, nell'ambito dei ricordi teneri di tempi in cui le sensazioni diventano gli archetipi dell'immaginifico e dei sogni di adulti, collocate anche il profumo del pane appena sfornato ed i suoi colori nelle molteplici sfumature dell'ambra allora andateci al mattino,prima delle 8.30.Perché a quest'ora? Perché quasi certamente vi accadrà di incontrare un signore
alto,dall'età e dall'aspetto decisamente rispettabile,maglietta a maniche corte,in ogni stagione,e pantaloni bianchi(da panificatore),capelli bianchi(anche loro!) ed occhi miti sormontati da occhiali da vista,che, venendo dal retro, dove è sistemato il forno,silenzioso,posizionato in un angolo del locale osserva il flusso dei clienti che guadagnano la loro quota di pane.E se guardate bene scoprirete, non lo sguardo di chi vende,ma l'espressione attenta(ed anche leggermente ansiosa) di chi,nelle facce di coloro ai quali offre il frutto del suo lavoro,cerca la conferma ed il senso di una attività faticosissima,che ormai fanno in pochi,assolutamente non giustificata dall'entità dei guadagni,e che lo obbliga,da una vita, ad alzarsi ogni giorno alle 2..00 e ad andare a dormire(??) alle 9.00 del mattino.Nel Suo pane c'è tutta la fatica dell'uomo per l'uomo,la gioia implicita di offrire il meglio di se agli altri,per varcare senza incertezze il mero tratto utilitaristico dello scambio tra umani e gustare il risvolto del dono e della condivisione di esperienze, per disegnare insieme la trama dell'esistenza ,e per sottolineare uno dei lati positivi del racconto della storia dell'uomo.
Subito dopo fermate lo sguardo sulle rosette:
le vedrete gonfie leggere appoggiate nel loro scaffale( il primo da sinistra guardando il banco),quasi trasparenti vestite di una crosta sottile, croccante, che richiama le varie sfumature del biscotto ma con un'autorevolezza propria del patriarca degli alimenti:le protagoniste del nostro racconto.In mano sono quasi senza peso, vuote all'interno ,con le pareti tappezzate da una ragnatela di mollica sottilissima e trasparenti,croccantezza e friabilità straordinaria ma variabile ,a seconda dell'umidità ambientale,e resistente per diversi giorni,senza perderne il gusto tipico, mantenendo una palatabilità eccellente.E il profumo?Quello tipico che,sprigionando da una miriade di molecole odorose legate alla miracolosa combinazione di zuccheri e proteine prodotta dall'effetto della cottura, trasforma in casa, una costruzione qualsiasi,perfino un'automobile, ed in finestra di vita, un episodio di tempo qualunque. Della bontà delle sensazioni odorose che vi ho riferito,al di là della mia validazione personale, ho avuto reiterate conferme scientifiche da un consulente tecnico singolarmente e naturalmente qualificato:il mio aristocratico Boston Terrier,Artù,un piccolo grande esperto in profumi ,dotato di uno strumento di analisi originale e sofisticato.
Ebbene:Il Nostro, posto davanti a vari pezzetti di pane di varia provenienza e qualità, ha sempre scartato e trascurato senza incertezze(e senza ripensamenti postumi)quelli non “made in Santa Cristina”, per mangiare esclusivamente questi ultimi. Se pensate per caso di eccepire sul metodo scientifico sono disponibile a discuterne ma se voleste dubitare delle capacità di analisi sensoriale e dei gusti ,conseguentemente sofisticati, del mio Boston sarei costretto a scagliare l'Anatema contro di voi!!
A questo punto,al momento di ordinare, vi potrete imbattere,a seconda del turno, nel gran cerimoniere ,il regista del racconto,una donnina non molto alta,la moglie del panificatore di cui abbiamo parlato prima,con un profilo intelligente ed atteggiamenti gentili: vi servirà con cortesia e garbo scegliendo le rosette una per una ed offrendovi quelle che ritiene le migliori per voi.E badate, è una che di pane ne sa qualcosa: vi sta servendo niente di meno che la Presidente dei Panificatori della Provincia di Pavia..
Poi portatele a casa resistendo alla tentazione di sgranocchiarle durante il viaggio. Nel frattempo,se siete in macchina e lasciate il sacchetto aperto, scoprirete come la vostra vettura si possa beare dell'aroma del pane e come,per una volta, essa proverà a scordare l'orribile tanfo di fumo che gli ricorda la parte peggiore di voi. Arrivati in cucina,apritele,arricchitele di alcune fette di profumatissima coppa piacentina(o pavese),stappate una buona bottiglia di Bonarda dei colli piacentini(o pavesi) ed infine mangiatele, dopo aver chiesto scusa alla vostra compagna(o compagno),perché sensazioni così equivalgono ad un tradimento!!
Rino Lombardo.Saprete finalmente di che pane siete fatti e troverete così la ragione di un viaggio a Santa Cristina.

PS. Per i più sospettosi: non ho alcun legame di parentela ,cittadinanza o di interesse con le persone o con il paese di cui ho.scritto.Il pane che compro mi costa dieci volte di più rispetto ai prezzi correnti della città dove abito(ovviamente per spese accessorie:viaggio ,tempo,carburante ecc.).Confesso però di avere un grosso interesse: promuovere il buono,perché, se molti lo pretendono,le cose buone restano possibili a lungo.

sabato 1 marzo 2014

DA LODI A SCANNO(AQ.):ALLA SCOPERTA DEL CACIOCAVALLO IN BARRIQUE E DEL SUO NUME (Gregorio Rotolo)

                                                                                                  



DA LODI A SCANNO(AQ.):ALLA SCOPERTA DEL CACIOCAVALLO IN BARRIQUE...

Dalla Lombardia all'Abruzzo il viaggio non è poi tanto lungo ma non si può definire un tiro di schioppo: per intraprenderlo ne deve valere la pena.Sapendo cosa cercare, e con amici giusti, per condividere fatica ed esperienza, può essere una buona idea.Così è stato per noi : come una parentesi rilassante,curiosa e decisamente istruttiva. Per chi volesse imitarci va detto che prima di tutto occorre “le physique du role”: il nostro è quello di gente che ama le cose belle,che avendo parafrasato il modo di dire”parla come mangi”in “pensa come mangi”,cerca le cose più buone per rifornire un pensare sofisticato, spigolando prelibatezze nascoste nelle pieghe di una quotidianità distratta.
Seicentotrentotto Km. inframmezzati da una una sosta per rifocillarsi a Montemarciano Marina(AN)-via Lungomare-al Ristorante  il BERTOLDO.
Il locale si trova praticamente sulla spiaggia: si mangia bene pagando il giusto cullati dal chiacchiericcio delle onde e dal profumo del mare. 
Arriviamo a Scanno dopo aver superato la splendida Riserva Naturale delle Gole del Sagittario ed il lago di Scanno che da soli potrebbero meritare una viaggio. 
Troviamo una piccola città dell'Abruzzo
che rappresenta una sintesi di tutte le qualità della regione: graziosa, ben tenuta,in un mix di contenuti imperniati sul rispetto della tradizione,sull'innovazione intelligente e laboriosa,capace di spaziare dalle antiche botteghe orafe fino al Turismo sciistico residenziale più avanzato.

































 


Girando per le stradine di Scanno,si ammirano scorci straordinari, alcuni dei quali hanno ispirato diversi grandi fotografi di fama mondiale,di portali,archi e loggiati che impreziosiscono i più bei palazzi del centro storico.







 Poi fuori paese,salendo ancora un po' ,fino a 1300 metri, approdiamo in località Le Prata,in una valle,attraversata dal fiume Tasso che la spalanca a libro,verde ,dolce ed accogliente,e che sembra fatta apposta per accogliere l'Agriturismo Valle Scannese e l'annessa Azienda Casearia di Gregorio Rotolo.Un personaggio indescrivibile che sembra uscire da un racconto virgiliano, bucolico-georgico,barbuto, bonario,austero e fiero.Lo guardi e capisci subito perché i suoi formaggi sono unici,perché in certi ristoranti di New York offrono il suo Caciocavallo con il rispetto ed il prezzo riservato ad una scheggia lunare:icona di un miracolo che continua ad accadere,incurante della tirannia tecnologica ,che anzi irride e beffeggia con una sorta di nobile indifferenza.Perchè Gregorio
non è estraneo alla tecnologia non la ignora, ne è semplicemente indifferente: semplicemente, perchè le sue Vacche pezzate rosse e le sue pecore ,che calpestano i prati della valle fino ad oltre 2000m. e gli forniscono la materia prima,non ne hanno bisogno,non sanno che farsene:sono forti,tenaci,felici perché la quota di latte che non danno a Rotolo la usano come carburante del loro vagabondaggio finalizzato a procurarsi il meglio delle erbe di montagna da riversare poi nel prodotto finale, improntandolo di una ricchezza di colore, profumi ed aromi decisamente unici.Le pezzate di cui sto parlando producono circa 15 litri die contro i circa 30 delle frisone di pianura : un concentrato di sostanze selezionate dall'istinto degli animali in questione, perfezionato in tempi secolari dalla sapienza della natura.
Avendo ormai parlato dello Stadio(Valle Scannese) e dell'allenatore(Rotolo)conviene dare un'occhiata alla squadra ed al suo Capitano il CACIOCAVALLO IN BARRIQUE: E’ un formaggio a pasta filata, prodotto con latte biologico di mucca crudo, quindi senza l’aggiunta di fermenti vivi. Viene stagionato,inizialmente, al naturale per sei mesi, dopodiché l’affinamento si completa all’interno di Barrique di Rovere, dove viene lasciato “invecchiare”per un anno, ricoperto di crusca, che gli assicura la giusta umidità,ed un gusto intenso impresso dall'aroma del vino residuo rilasciato dal legno della botte.



Con un risultato decisamente originale ed insolito: un prodotto per palati aristocratici,miei carissimi inappetenti!
Un succulento formaggio si che nobilita qualsiasi scelta: dagli aperitivo ,o antipasto , a fine pasto con una goccia di miele o ,ancora meglio,da solo con un bicchiere di Montepulciano d'Abruzzo o di Cerasuolo,entrambi dell'Azienda Cataldi Madonna che vinifica non molto lontano.Vicino a Lui occorre citare il Regista della squadra in questione: il TRE LATTI: Si tratta, caso più unico che raro,di un prodotto della caseificazione di latte di mucca, pecora e capra. La stagionatura è lunghissima, per precisa scelta di Gregorio. Il risultato è un prodotto morbido in bocca, eppure sapido, ricco di numerosissime nuances di sapore e profumo. Senza dimenticare altri Giocatori:Pecorino in tutto le declinazioni(da pasto,a scorza nera,stagionato),Ricotta a scorza nera,Gregoriano ecc.ecc. in una sequenza di campioni di prima grandezza,elementi di un gruppo ostinato e perfezionista,che gioca al meglio per chi rispetta ed ama la Natura.



Mentre sto scrivendo mi abbaglia un flash,un pensiero fulminante:mi rappresenta le vostre facce di scettici di professione,che vestono la propria vita solo di cose pratiche,comode ed a portata di mano,troppo pigri per pensare e perseguire cose diverse e lontane dalla routine della quotidianità,e proprio per questo sempre pronti a svilire con una” critica pret a porter” tutto quello che si pone fuori dal loro angolo di visuale ed è estraneo al bolo del loro cervello sedentario e divanizzato.Allora rimedio subito collocando quanto detto all'interno di un contesto,poichè nulla pouò essere attestato come vero se non è sistemato all'interno di una cornice coerente.Ed eccovi serviti:ho già riferito della regione,della città di Scanno dell'Azienda e del suo simbolo vivente.Non mi resta che parlare della gestione della nostra quotidianità durante il soggiorno:colazione ricca ed abbondante con pane, latte(delle rosse di cui sopra), biscotti e torte sfornati ,da Maria Rosaria, sotto i nostri occhi;




subito dopo,come visibile in foto,sotto la guida di una biologa-botanica e di una biologa nutrizionista,passeggiata nei prati della Valle del Tasso alla ricerca e alla riscoperta delle “piante selvatiche alimentari” per individuare il significato dei colori e la ricchezza di micronutrienti nei vegetali spontanei, ed il loro ruolo nell'alimentazione;






a pranzo degustazione di piatti cucinati con le erbe raccolte;a sera,dopo cena, mini corso su:pane a lievitazione naturale ed altri prodotti fermentati.

Dimenticavo,e chiedo scusa a questi meravigliosi animali,di citare un bel numero di splendidi pastori abruzzesi,circa 100, che garantiscono i greggi in libertà dai possibili assalti dei lupi,circondandoli della loro vigile attenzione: entrambi,lupi e cani, parte integrante di un progetto di naturalità che prevede una interazione profonda e completa tra i vari componenti della fauna per l'equilibrio globale dell'ambiente(Gregorio ha bandito recinti e mezzi di contenzione)nell'ambito della peculiare mission di ciascun componente.Ma ormai è tempo di tornare e ci domandiamo come riuscire,facendo come se nulla fosse,a cancellare nella routine della storia di vita quotidiana il ricamo di questi giorni.
Imprevedibilmente Maria Rosaria ci da una mano,regalando ad ogni coppia,un bel pezzo del lievito madre(con tutte le istruzioni per l'uso e la conservazione) ,di quello con il quale aveva preparato il pane squisito del nostro soggiorno a Scanno,come un amuleto rassicurante ed un augurio di buon viaggio.
Lo accettiamo proponendoci di insaporire con una fetta di naturalità le future giornate “lombarde” , magari sofisticate ma,di certo,meno genuine.
Per consolarci ulteriormente,poi, decidiamo per una tappa gratificante ed una esperienza preziosa: la degustazione di un piccolo campione dell'enologia marchigiana,il vitigno LACRIMA DI MORRO D'ALBA nella declinazione di GIOVANNI GIUSTI,il proprietario di una Cantina Marchigiana in provincia di Ancona,a Montignano,poco dopo l'uscita di Senigallia,contrada Castellaro 97. Sulle vellutate colline di questa regione vinifica un magnifico Lacrima di Morro d'Alba,tipico della zona(solo 6 comuni),da un vitigno non semplice da coltivare,e per questo per lungo tempo abbandonato,ma attualmente ripreso e valorizzato da alcuni produttori appassionati. Tra questi appunto Giovanni Giusti che,innamorato dell'uva “che piange gocce zuccherine” quando è matura, la coltiva e la vinifica quasi in via esclusiva,con metodi a basso impatto ambientale, ed esporta le sue bottiglie in Italia e nel mondo, ascrivendo a suo vanto l'onore di essere fornitore del Quirinale, parecchio apprezzato dai Sommelier della Presidenza della Repubblica.
Giovanni persona molto cortese e disponibile, ci ha accolto con simpatia e ci ha fatto degustare,tra l'altro, il protagonista della sua produzione:il -Lacrima di Morro d'Alba superiore Luigino(il padre di Giovanni):



bello alla vista,rubino profondo;all'olfatto, complesso di fiori,amarena e cioccolato,sentori balsamici;in bocca,armonico,piacevolmente lungo,senza eguali:una vera chicca ,abbinabile al nostro Caciocavallo di Rotolo,con un rapporto qualità/prezzo perfetto, ideale per smorzare i rimpianti dell'inevitabile ritorno a casa. Rino Lombardo

CIAO A PRESTO

P.S. Mi piace ringraziare di cuore,anche a nome dei miei amici, per la loro non comune disponibilità e competenza, le D.sse: Mirella Di Cecco, biologa- botanica,ed Angela Gasbarro,biologa-nutrizionista per le loro affascinanti lezioni.Per ultimo,ma non per ultima,siamo grati alla signora Maria Rosaria per tutte le squisite golosità che ci ha regalato durante il nostro soggiorno